di Simone Fornoni
Quando Matteo Bonfanti, alias The Director, commissiona una bio tra il lusco, il brusco e l’abbiocco postprandiale senza mollare uno straccio d’indicazione su tema e personaggio, anche uno scribacchino freddo e razionale, di quelli che non somatizzerebbero nemmeno il due di picche da Miss Mondo, avverte una voragine all’altezza dello stomaco. E la tentazione è di colmarla con quello che passa il convento, come quando non si sa cucinare manco un uovo al tegame o i borlotti dell’iper e per rammendare gli sbreghi della fame ci si attacca ai quattro salti in padella. Magari bevendo vinaccio in tetrapak. Invece no, in nove anni di para-professione giornalistica di persone limpide come l’acqua di fonte da cui abbeverarsi se ne incontrano eccome. E la loro frequentazione, per quanto limitata quasi esclusivamente al lavoro, basta e avanza a raccontare storie semplici quanto avvincenti, capaci di portarsi via la sete e l’inedia in una sola portata.

maspercopertina E insomma a Bergamo e dintorni c’è Simone Masper, uno che per pesare un po’ dovrebbe farsi crescere i baffi e la barba (anche se crede, a torto, di aver messo su bogia) ma di peso specifico nell’ambiente ne ha a tonnellaggio esagerato, uno che da ragazzo faceva il grimpeur nello sterminato universo del ciclismo dilettantistico provinciale e adesso sta scalando le vette del mestiere con la costanza di un passista. Sempre con la stessa faccia da bravo ragazzo, che forse a volte s’incazza ma non lo dà a vedere, perché i comunicatori lo sono anche nel carattere e nella personalità, gente abituata naturalmente a mediare tra committente e addetti ai lavori, sennò a prendersela troppo si rischierebbero le coronarie. Lui comunque ci tiene e si vede, c’è tutta la tempra da bergamasco che nobilita ciò che fa perché lo vuole e lo sa fare bene. Quello che salta all’occhio è l’impegno, la determinazione a farsi in quattro e spaccare il capello in sedici per garantire sostanza ed efficienza, puntando all’eccellenza e dritto al cuore delle questioni. Tra la Virtus Bergamo e la Fipsas è tutto un fiorire di sbatti acca ventiquattro, di lavorìo carsico da social network e oltre, di cucitura di rapporti interpersonali, di trait-d’union fra questo e quello, di comunicati da rifinire al dettaglio per offrire agli affamati un piatto saporito, che riempia sul serio, al riparo dalle schifiltosità fighette da nuovelle-cuisine, buone solo a far annusare qualcosa che non c’è o non appagherebbe comunque il palato.

masper3 Calcio e pesca, ecco il duetto vincente da ufficio stampa. Ma al giorno d’oggi tocca essere, come usa dire, multitasking (neologismo anglofono da piombo nella schiena) e allora c’è anche il Masper-giornalista puro, nel senso contemporaneo dell’espressione. Ovvero dall’articolone cartaceo sui Mondiali di Trota Torrente ai videoservizi per il web de l’Eco di Bergamo, la sua alma mater, allo sport che spezza la noia delle domeniche all’orobico medio, spaziando dal dorato mondo del pallone di serie A a quello che fa vibrare le corde dell’anima all’ombra dei campetti. O del campanile, vedi campionato Csi in cui gioca(va?), da portierino d’assalto e di rendimento, ma era una scusa per reclutare calciatori da sabato pomeriggio sul gerotto sfrisa-rotule, nel Villaggio Santa Maria, la squadra del suo rione, un abitato con tradizioni proprie rispetto alla sede municipale di Ponte San Pietro.

masper4 Il buon Simone, che accarezza con un rispetto alle soglie del religioso la tastiera, il taccuino, la videocamera e il cavalletto, salvo scordarselo all’Atleti Azzurri d’Italia per poi sudare freddo per settimane e comprarsene uno nuovo per sicurezza, col problemaccio dei cavi che ogni tot lo lasciano a piedi, il 22 gennaio scorso ne ha spente trentuno ma sulla torta se ne levasse una decina non se ne accorgerebbe nessuno. Lo scrivente sarà grezzo, ma riconoscendo nella persona e nel collega uno dei pochissimi che si fa il culo da una vita pensa di fargli un grande complimento. Tanto lui, incurante di critiche, che pioverebbero più ingenerose della grandine, o di sviolinate, continuerà imperterrito ad affrontare i suoi tornanti. Lungo quelli di Vall’Alta di Albino, la sua seconda casa, ha trovato Veronica, un’altra di quelle toste, una che studia criminologia a Torino, le polentate coi quasi suoceri e le rievocazioni storiche in costume. Anche lì, numero uno. E gli altri, mettendoci una punta d’invidia, a chiedersi se le sue giornate per caso non durino ventisei o ventotto ore per farci stare tutto e di più.