di Matteo Bonfanti

michelaokNei nostri tempi per essere un campione il solo talento non basta più. Parlo del pallone, di Messi, il più bravo di tutti, diverso dai fuoriclasse che l’hanno preceduto. Come Platini o Maradona, il fenomeno del Barcellona è classe allo stato puro. Diversamente dai grandi del passato, Leo è un atleta perfetto, senza un filo di grasso, totalmente immerso nella sua disciplina sportiva, privo del benché minimo svago, lontano anni luce dal vizietto proibito che aveva Diego Armando o dalla sigaretta dopo la partita di Le Roi Michel. Non solo nel pallone. Djokovic nel tennis, Hamilton nell’automobilismo, Federica Pellegrini nel nuoto: chi vince non lascia nulla al caso, lavora a testa bassa, sempre in modo ossessivo, sfiorando l’autismo robotico, per restare al vertice. Difficilmente li vedi sorridere, persino la felicità sembra non essere permessa. Meno sono le emozioni, più grande è la gloria.
Michela Moioli, ventenne di Alzano Lombardo, è diversa. E’ una campionessa, forse la più grande di tutte perché ha vinto la Coppa del Mondo di Snowboard Cross ora, a soli vent’anni. Come i colleghi di altre discipline, è l’esempio di quello che deve essere una sportiva. Ma è molto di più. E’ una ragazza simpatica, sorridente e felice della sua gioventù, che festeggia una storica vittoria, scherzando a cena con chi ama, una numerosissima famiglia bergamasca.

Di lei in gara, nuovo fenomeno del movimento italiano, ne hanno scritto tutti. Quindi cerco di capire chi sia Michela una volta lasciata la tavola. Non le chiedo della neve, il suo elemento, ma dell’acqua, e lei mi risponde sognante: “Mi piace tantissimo e per me è la mia tavola da surf”. Passo all’aria, che scopro che Michela sente ogni volta che fa un salto in allenamento. Chiacchieriamo in mezzo al casino dei parenti, che se la tengono stretta stretta, eppure Michela riesce a darmi il cuore, quel che sente dentro. Mi parla della sua terra, suo padre Giancarlo, perito agrario, che ha seminato la Valle Seriana di meli, mi spiega cos’è il fuoco che sente dentro, la stufa a legna che c’è a casa sua e che la scalda quando torna esausta da una gara dall’altra parte del mondo.
Michela è bella, in quel modo delle donne bergamasche, profondo e leggero, forte perché ironico. Arriva sua mamma, Fiorella, e si abbracciano. Io inizio a smarronare tutti i presenti con le foto: la campionessa e la famiglia, immortalata con la Coppa del Mondo, attaccata alla madre, alla sorella, al fidanzato, alla nonna, agli zii. Uno di questi è Massimiliano Merelli, tecnica calcistica sopraffina quando viene a giocare con me il giovedì sera a Orio, in campo un lamento continuo con chi, come me, ha piedi di ghisa. Accanto a Michela, l’adorata nipote, è un altro. La guarda innamorato, con gli occhi che sorridono ogni volta, dice: “Michi, non ti preoccupare delle domande che ti fa il giornalista… E’ strano, ma è un bravo tipo”. Quasi a difenderla da me che non so nulla di snowboard e le domando se lo fanno in tanti. “Sì, è uno sport in forte crescita ed è molto divertente. A me la passione me l’ha fatta venire mia mamma. Prima andavamo con gli sci, poi ci ha fatto cambiare idea”.
E’ un attimo e vado avanti con i miei quesiti, immedesimandomi, chiedendo così, a casaccio, senza un filo logico. Michela, a cosa pensi durante una gara? “Sono concentrata sulla sfida. Finita, è una liberazione. E lì arrivano i pensieri, spesso sono dolci, qualche volta cattivi”. Il tuo colore… “Il giallo”. La musica che ti accompagna nelle tue imprese. “All’inizio Johnny Cash, adesso i Beatles, ma anche il rock”. La top five dei presenti alla cena: “Prima mia mamma, seconda mia sorella Serena, terzo Michele, il mio fidanzato, quarta mia nonna Savina, quinti tutti gli altri miei parenti a pari merito”. La scuola: “Ho finito il Liceo, adesso sto pensando se continuare a studiare. Lo snowboard mi impegna molto, le gare sono in giro per il mondo, spesso ravvicinate. Ancora non so se iscrivermi all’università”. Il grave infortunio due anni fa alle Olimpiadi di Sochi: “Ho rotto il legamento del ginocchio e il menisco. E’ stata una prova della vita. Superata, mi ha dato forza. Ne sono uscita più convinta dei miei mezzi”.  Che dire? Una grande.

C’è la torta, pare un’astronave di gomma. Il tempo dell’intervista è finito. Al tavolo dei Moioli-Merelli si ride. Michela fa battute, straordinariamente complice con la nonna, tenera con la mamma e con la sorella, allegra e solare con il fidanzato, conosciuto nel calcio, quando lei giocava e lui faceva l’allenatore.
Il quadretto è bellissimo, io chiedo una sigaretta a uno zio assai simpatico che ha il pacchetto di Marlboro in evidenza, saluto la compagnia e mi avvio verso l’uscita. Scendo gli scalini della Cantalupa, raggiungo la mia Panda arancione e vado a casa a scrivere. Mi restano addosso un po’ di domande. Le farò a Michela al suo prossimo trionfo stando attento a non esagerare coi quesiti bizzarri, visto che da poco la campionessa di Alzano è caporal maggiore dell’Esercito Italiano…

LE FOTO DELLA CENA AL RISTORANTE DA VITTORIO CON I FAMIGLIARI PER FESTEGGIARE LA COPPA DEL MONDO

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