billy4 di Matteo Bonfanti
Intanto Tebaldo Bigliardi per noi è “Billy Nostro”, detto con la sua stupenda cadenza terronica, la parlata di quelli che stanno belli rilassati sulla spiaggia di Catanzaro Lido chiacchierando per ore con quattro vecchietti del caldo che farà o di qualche altra irrisoria minchiata metereologica. Billy è così: placido, sorridente, rilassato, disposto all’ascolto. E io lo invidio da matti perché è l’esatto contrario di noi che siamo nati qui, sotto il cielo nuvoloso e freddo del profondo nord. E stiamo a correre a destra e a sinistra anche se non ci piace per niente e ci alziamo nervosi, incazzati e tristoni. Tebaldo, invece, è un uomo felice, che sono quindici anni e passa che lo conosco e non l’ho mai visto arrabbiato, manco una volta per sbaglio, dico, ad esempio, con uno che ti taglia la strada o che ti tormenta su facebook.

billy1 Nei suoi sei mesi annuali di letargo orobico, che passa più che altro nella pace dei boschi delle nostre valli, arriva a trovarci in redazione un paio di pomeriggi la settimana. Parcheggia con calma la sua bicicletta a motore, probabilmente l’unica venduta in Italia, e fa i cento metri che separano il parcheggio dal nostro ufficio in un buon quarto d’ora. Poi becca una scrivania a caso, si siede, accende il computer, s’aggiorna su politica e sport e mi dice: “Matte, ma che dici di sto Percassi? Ce li mette o non ce li mette i soldi?”. Ed io, che sto al telefono con mia mamma intanto che chatto con Fornoni sugli articoli della domenica e pubblico una foto a cazzo su Instagram, finalmente mi concedo una pausa. Chiudo tutto, prendo una sigaretta ed esco in giardino. A chiacchierare con Billy, che ha giocato in Serie A, vincendo col Napoli due scudetti, una Coppa Uefa e una Coppa Italia, ma non sembra per niente, pare più un appassionato intellettuale dell’anno Settantasette.

billy5Riconcilia con la vita Billy Nostro, che a me e a Marco Neri, il mio collega, ci racconta della pizzica del Salento, della Lega Nord che fa fatica e di che tipo è Pierpaolo Marino. Oppure ci parla di Beppe Grillo o di Renzi e del Silvio, che in fin dei conti sono poi la stessa persona. Raramente racconta di sé perché è intento a sapere come stiamo andando noi, sia a soldi che a cuore. “Matte com’è?” mi dice. E io gli faccio il riassunto delle puntate precedenti di quella tragicomica serie tv che è la mia esistenza e lui si mette a sorrridere, nel suo modo, dolce e solare, complice e terrone, davvero bellissimo. E’ un grande, Billy, che sto a scriverne e lo vorrei qui, ma è impossibile che compaia perché non è il periodo dell’anno giusto, che è giugno e lui è da poco entrato nei suoi sei mesi di splendore, quelli che passa in Sicilia, nell’agriturismo che gestisce con i figli in un paradiso in provincia di Messina.

billy2 Detto che Tebaldo Bigliardi è un mio amico, di quelli veri, che non ti tradiscono, due note sul fatto che è stato un calciatore famoso, un campione di Serie A, nonostante lui ne riveli i particolari solo se pressato in stile primo Milan di Sacchi. Che lui ha incontrato un sacco di volte, giocando persino la partita delle partite, il primo maggio del 1988, la sfida scudetto del San Paolo tra il suo Napoli e i rossoneri di Gullit, Virdis e Van Basten, forse il match più bello della storia del calcio italiano. “Matte, per me quei novanta minuti sono stati un’agonia. Nel primo tempo Ottavio mi ha messo a uomo su Ruud e ho avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un extraterrestre. Partiva di scatto e mi dava cinque metri. Nella ripresa il mister mi ha spostato su Van Basten. Ed è stato ancora peggio. Non ci capivo un cazzo, il Milan di Arrigo era una formazione di mostri”.

billy3 Legato a Maradona, “perché Diego è un uomo geniale, folle e generoso sia in campo che fuori”, affranto quando viene a sapere la brutta fine che ha fatto questo o quel compagno di squadra, Billy Nostro è una persona squisita. E il suo tratto distintivo è la disponibilità. A riprova che in questi anni gli ho chiesto di presenziare alle peggio cazzate che ho messo via via in piedi, persino un concerto nel tristissimo locale di un ex battona più di là che di qua, e mi ha sempre detto sì, arrivando nel sole o sotto la pioggia e col sorriso dei giorni migliori. Ricordi di noi immersi nel mio sgangherato e sconclusionato mondo ne ho parecchi e potrei farci tranquillamente una collana di libri, ma tanti sono così belli che me li tengo solo per me. Qualcuno lo rivelo, ma giusto per farvi capire che anima libera è Tebaldo Bigliardi, l’ex capitano dell’Atalanta, che vuole bene persino al Bocia che chiama semplicemente Claudio.
Estate 2004, Valgreghentino, il paese di mia mamma. Billy e Stanislao Grimaldi, altro tipo straordinario, all’epoca procuratore di Amauri, “obbligati” da me a venire a raccontare l’inferno del dio pallone ai ragazzini delle giovanili del Grenta, club di Seconda categoria. Straordinario esordio di Billy di fronte alla platea adorante: “Ho visto il più grande calciatore mai esistito a un passo dal morire affogato nel suo vomito”. Immaginatevi le facce dei calciatorini pieni di sogni, visi sconvolti dopo l’onestissimo intervento di Bigliardi, che non l’ho mai sentito dire balle e che, se proprio deve raccontare il football dei professionisti, lo fa davvero, per com’è: l’esatto contrario delle favole al telefono che s’inventano Buffa e Caressa su Sky.
In Serie A c’erano, e ci sono ancora, la coca, le donnacce, i viados, i giri di fatture e le partite truccate. Ma su queste storiacce non c’è da perderci del tempo. Con Billy è assai più divertente parlare di chitarra, tamburi e rifugi sperduti, le sue passioni.