di Matteo Bonfanti
Valeria venerdì, che era il 29 aprile, ha fatto 65 anni, che sono un sacco di tempo, che io inizio solo ora a immaginare, adesso, che tra pochi mesi arriverò al traguardo dei quaranta. Prima, dico fino all’estate scorsa, non ce la facevo a convincermi che ci fosse una vita anche dopo, quando i capelli diventano bianchi, compaiono le rughe intorno agli occhi e si hanno dei nipoti grandi grandissimi con la fidanzata al seguito, un carattere definito, la moto e la patente. E tanto di avere così faticato a concepire l’invecchiamento è dipeso da Valeria, un’eterna ragazza, meravigliosa, rossa e sorridente, intenta anima e corpo a recitare lo spartito che Dio le ha consegnato, chiacchierando con Maria di Che Guevara e Gesù Cristo, felici, al sole fine e di montagna che c’è a Valgreghentino.

vale1 Valeria è la Campagni, la professoressa delle medie di Valmadrera, o quella brava brava dell’Artistico di Lecco. E c’è un’immagine dell’insegnante che è stata per quasi mezzo secolo della sua esistenza, una fotografia nella mia memoria, che è una frase che non so se ci sia ancora sui muri di via Calatafimi o se l’abbiano tolta, io spero sia rimasta, comunque è questa: “Insegnanti di merda tranne la Campagni”. E quando l’avevamo vista, ed era una scritta blu, fatta con la bomboletta spray, eravamo morti dal ridere, che gli studenti erano in piena contestazione, ma non se la sentivano di attaccare la Vale, un’eterna ragazza, meravigliosa, rossa e sorridente, che gli spiegava Dante, Petrarca e Manzoni, ma non da un piedistallo, piuttosto seduta in fondo, magari all’ultimo banco, il suo posto, scelto a Sant’Agata Bolognese appena nata, nel 51.
Io a Valeria sono stato vicino vicino, l’ho conosciuta che ero piccolino e piangeva in cucina perché le era finito un grande amore e aveva la faccia segnata, ma non me la faceva vedere, stava di là, nascosta, senza permetterselo perché non poteva crollare con due figli da crescere. Poi le lacrime sul suo viso si sono asciugate e sono arrivate le risate a crepapelle per via di un disco di Ricky Gianco, trovato per caso tra le cose da buttare. L’abbiamo messo su e abbiamo cominciato a ballare sul lettone, io, Valeria e Chiara, scoprendo che la musica fa miracoli, quella giusta toglie pure la tristezza.
E quando meno ce l’aspettavamo è arrivato il principe azzurro, che si chiama Ernesto, e non aveva né il cavallo bianco né una reggia con l’idromassaggio e la piscina olimpionica. Abitava in un monolocale nei palazzoni di Pescarenico, vicino al carcere, faceva il giornalista, la giudiziaria, e una sera si è fermato a casa nostra e non se ne è più andato. Da lì in poi c’è stata un’altra Valeria, che l’immensa comprensione di quell’uomo ha fatto diventare ogni giorno più bella, un’eterna ragazza, meravigliosa, rossa e sorridente.

vale3 Con Ernesto accanto, Valeria non ha avuto più paura del suo splendido cuore da zingara. E io da lì l’ho vista poco, solo quando ne ho avuto davvero bisogno ed è corsa ad aiutarmi, al mio fianco, facendosi in quattro. Per il resto non ci siamo frequentati, quasi mai perché ero diventato grande e sentivo che era venuto il momento buono per lasciare Lecco, la mia infanzia, tutto il resto, anche lei. Insomma io non c’ero più. E Vale ha iniziato ad andare spesso via, impegnata in mille progetti: a scuola, ma pure al Museo del Monte Barro, o in Francia, a Saint Remy en Rollat, oppure stava in collina a disegnare elefanti bianchi che portano la pace nel mondo, o mi telefonava dai cimiteri del Sud Italia, chiassosa insieme alle giottine, il suo gruppo di amiche, un’allegra banda, o restava ore e ore al computer a scrivere di donne e uomini splendidi e comuni, trasmettendomi la passione per le biografie.
Io e Valeria lontani lontani, come nella canzone di Luigi Tenco, la preferita di Marco, il padre dei suoi figli, un’altra persona bella, ma forse troppo simile a lei per condividerne la vita standoci bene, perché, si sa, l’amore è un casino quando ci si somiglia, non ci si piglia per niente, serve, invece, essere complementari, arrivare quando fa fatica l’altro.
Ma su questo non ho certezze, di sicuro ho un’altra musica, mi esce ogni volta che penso a Valeria. L’ha scritta De Gregori, dice: “Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai” ed è quello che ci siamo regalati, che ci regaliamo e che ci regaleremo io e Valeria, un’eterna ragazza, meravigliosa, rossa e sorridente, mia mamma.