di Marco Oldrati
“Votantonio, votantonio!!!”… eravamo tutti infervorati, nella primavera di quell’anno. Il primo “candidato – uno di noi” che rischiava di sedersi a Palazzo Frizzoni. Sui gradini della biblioteca di San Giorgio (prima che Botta la facesse diventare una specie di rudere a lato della sua “nuova Tiraboschi”) circolavano battute feroci e simpatiche, un volantino in cui lo si ritraeva con il “suo” personale telefono cellulare (una cabina telefonica, all’epoca Misiani – pur bocconiano – era ancora antisistema e le cabine erano ancora il posto in cui si limonava virtualmente con fidanzate a 200 km di distanza).
Ma Antonio, Antonio Misiani io lo conoscevo già prima, un uomo – allora un ragazzo – con la schiena dritta, una risata da Ratatouille colto sul fatto con uno squisito Castelmagno fra le zampine e voglia di accettare le sfide, scarso a basket, ma sempre gioviale e pacato.
Al liceo era nella mia sezione, un anno più avanti, aveva sofferto come un cane (come me) con dei mostri sacri del sadismo Sarpi Style, Trussardi, De Toni, Giurleo. Poi la scelta, forte, la Bocconi e non la “normale” Bocconi degli 80’s, ma il DES – Discipline Economiche e Sociali, la scuola dei manager del futuro.

misiani3 E ancora, altra scelta forte, giocare la partita della costruzione della nuova sinistra post Bolognina, nella Sinistra Giovanile dove stavano altri personaggi come Sergio Gandi, oggi vicesindaco, Maurizio Martina, oggi ministro, me, oggi pennivendolo.
Un uomo onesto e corretto, capace di farsi carico di imprese gravose: oltre all’economia in generale (andò quasi subito – da parlamentare – in commissione Bilancio), il nostro si prese l’onere e l’onore di traghettare la tesoreria dei DS in quella del PD. Un carico da mille, in cui lo spalleggiava il buon Bersani, che però gli rifilò anche una delle grane più grosse, le fondazioni, che tutt’ora ossessionano le due major dell’inchiesta politico finanziaria, le due coppie Stella-Rizzo e Scanzi-Travaglio.
Una grana da cui è uscito indenne, pulito, senza inchieste e senza strascichi.

Misiani2 Che sia pulito Antonio ci potrei giurare, che tutti intorno a lui siano stati altrettanto puliti no, soprattutto dal punto di vista dell’onestà intellettuale. Forse anche lui si è prestato al gioco, ma con una lucidità analitica che travalica quella dell’apparatcik, Antonio – preso di persona e singolarmente – dice e pensa cose fuori dalle righe tracciate dalle segreterie o dai gruppi di pensiero. E crede in quello che fa, consapevolmente, serenamente.
Limiti? A basket rimbalzava più che correre, non è né Lisia, né Cicerone, non ammicca. Ma non galleggia e questo va a suo onore. Poco tempo fa abbiamo chattato per un’oretta circa sulla riforma costituzionale, non eravamo d’accordo su niente, ma ho avuto la sensazione di parlare con una persona, non con un parlamentare e questo mi ha fatto stare bene e ha confermato che la stima che nutro per lui è ben riposta.
Poi qualche ingenuità la commette, chiama ancora i vecchi amici “compagno”, ma gli si può perdonare anche questo, in fin dei conti siamo stati compagni di scuola.