yuri1 di Simone Fornoni
Per campare lavora insieme a mamma Flavia nella ditta di assemblaggi del fratello Alan ad Almenno San Salvatore, ma la real life di Yuri Cortesi è sul campo, da interdittore alla periferia dell’impero che tampona, sfida gli avversari con le armi affilate e sottili dell’arguzia e del mestiere, cuce il gioco da trascinatore e infine segna pure. Mister 107 gol, finora, per uno che il 3 luglio scorso ha detto trentasei e non ha alcuna intenzione di mollare, tanto da aver accettato insieme al bomber Giorgio Pesenti il ruolo di chioccia della Tritium pronta a decollare verso un nuovo ciclo da sogno partendo dalla Prima Categoria. E attenzione, perché la dinastia mica si ferma qui: «Giocavano sia mio papà Luciano, purtroppo scomparso nel 2012 a soli 51 anni, che mio fratello, poi datosi al ciclismo con molte più soddisfazioni. Il testimone passerà a mio nipote David, un 2002 che gioca nell’Under 15 della Giana: aspetto che compia i sedici per portarmelo in giro per tornei a svezzarlo come dico io. È un centrocampista tutto tecnica e tranquillità, in pratica il mio opposto».

yuri4 L’eterno ragazzo che vive nel mezzo del gioco alla caccia di un pallone da sospingere non importa come verso l’obiettivo, leggi tackle su tackle e via a pedalare, fisico asciutto, barba e tatuaggi di prammatica, condivide con Giulio Fogaroli il titolo onorifico di Bakero della Bergamasca. Perché come l’asso del Barcellona di Cruijff anni novanta è un mediano che si spinge in avanti e la mette con apprezzabile frequenza, complici i galloni di rigorista, capace comunque di procurarsi quasi la metà di quelli che tira, e l’abitudine a gettarsi in tutte le mischie. Spesso la passione conta più di ogni altra cosa, e allora guai a non respirare l’odore dell’erba: l’ultimo post del numero 5 su facebook è un commento sconsolato, con tanto di foto allegata del certificato medico, per una lesione all’adduttore sinistro rimediato sul lavoro che l’ha tenuto fermo una settimana, facendogli saltare l’esordio in coppa a Inzago (2-0 abduano, doppietta di Pesenti) e stoppandolo almeno per la prima di campionato. «Trent’anni di calcio e nessun infortunio vero, poi tento di scaricare un cassone e mi stiro. Toglietemi tutto ma non il pallone», scrive Yuri, a mo’ di spot di una nota marca di orologi. Mica c’è solo quello, anzi. A casa, ad aspettarlo dopo le sue scorribande sul rettangolo verde e altrove, colei che ne ha fatto un verdellese onorario – «All’inizio quando mi chiamavano così quasi mi offendevo, poi ci ho fatto il callo: io sono di Zogno» -, la moglie Stefania, una sorta di santa con aureola autorizzata: «Mi sono sposato di venerdì, perché il giorno prima avevo allenamento e così alla domenica ho potuto giocare la partita… Non so come faccia a sopportarmi tra calcio e moto, però se è contenta lei lo sono anch’io», e qui ci scappa la risatina. E poi, le figlie, Greta e Aurora: «Le amo quelle due pesti! Uno spettacolo, sanno strapparti un sorriso sempre in ogni occasione. Entrambe con l’argento vivo addosso». Della serie, buon sangue non mente.

yuri3 Forse la sfida che l’attende non sarà l’ultima di una parabola già piuttosto lunghetta: primi calci nella Zognese, quindi Sforzatica, Bonate Sopra, Paladina, Ponteranica, Vallebrembana, Villa d’Almè e il biennio nella Stezzanese in Promozione tra playoff sfiorati e spettro dei playout allontanato senza troppo affanno. Ma uno dei dilettanti dello sport della pedata più rispettati e insieme temuti dell’intero panorama provinciale, nella sua avventura poco al di là del grande fiume, trova compagni di lotta di vecchia data: Nicola Ghisalberti, anche lui recentissimo rossoblù, e per chiudere il quartetto di protagonisti del salto in Eccellenza del sodalizio valligiano (2013) poi fusosi con il Villa d’Almè, il mastino Daniele Pozzi e l’attaccante Matteo “Toro” Galbiati (’86). La chiosa suona come una promessa: «Il presidente Juri Camoni mi ha coinvolto nel progetto subito dopo la fine della stagione 2015/2016 e ritrovo un bel gruppo di amici. Possiamo fare grandi cose insieme. Forza Tritium!». Le contendenti al primato nel girone E di Prima sono avvisate: nella squadra sulla carta più forte c’è lo spauracchio di mezza provincia che dopo una vita da mediano non ha ancora voglia di tirare indietro la gamba.